-
10
mag
Il rilancio della cedolare secca è conseguenza dell’aumento delle tasse ordinarie. Se la riforma passerà e lo sconto forfettario dell’Irpef si ridurrà dall0 15% al 5%, la cedolare guadegnerà finalmente un po’ di popolarità per chi è proprietario di immobili in affitto.
Chi da in locazione una casa, oggi, con un contratto libero 4+4 paga l’Irpef sull’85% del canone pattuito e non sul totale perchè la riduzione tiene conto delle spese sostenute per la manutenzione dell’immobile.
Al contrario, chi sceglie la cedolare paga il 21% sul 100% del canone. Non dovrà però pagare l’imposta di registro, il bollo e le addizionali comunali e regionali all’Irpef, ma deve rinunciare ad aggiornare il canone all’indice Istat: il che vuol dire, alla rilevazione di marzo, quindi 3,2 punti percentuali su base annua.
La cedolare dunque risulta conveniente solo dal terzo scaglione Irpef, cioè per redditi superiori ai 28.000 euro annui.
Dal 2013 possibilità di cambiamento
Se non saranno trovate altre fonti di finanziamento per la riforma del lavoro, i proprietari di case affittate dovranno rifare i calcoli. Ad esempio, con la riduzione dell’abbattimento forfettario, su un canone annuo di 6mila euro si pagheranno da 151 a 271 euro in più, ipotizzando addizionali locali medio-alte. E questo abbasserà l’asticella del reddito a partire dal quale scatta la convenienza per la tassa piatta. Il discorso interessa soprattutto i contribuenti con i redditi più bassi, ma non si tratta certo di una platea ristretta.
In questo scenario si innesta l’Imu, che costerà ai proprietari dal 70 al 150% in più rispetto all’Ici versata nel 2011. Dopotutto, è il ragionamento, se si deve pagare sul 95% del canone, tanto vale essere tassati sul 100% e poter scalare dal reddito gli investimenti effettivamente sostenuti per la riqualificazione dell’immobile.
Gli affitti a canone concordato, invece, meritano un discorso a parte. In questo caso, il reddito ai fini Irpef, già ridotto del 15%, è ulteriormente scontato del 30%, arrivando di fatto a tassare il 59,5% del canone se l’immobile si trova in uno dei Comuni ad alta tensione abitativa (praticamente le città e l’hinterland). Con la riduzione dell’abbattimento forfettario, verrebbe tassato il 66,5% dell’affitto, e anche in questo caso crescerebbe la convenienza della cedolare, che su questi contratti è al 19 per cento.
A conti fatti, gli affitti calmierati finiranno presto fuori mercato, e se i proprietari sceglieranno di mantenerli sarà solo per non perdere un buon inquilino, non certo per convenienza. Ma questo non accadrà per colpa dell’Irpef, né della cedolare.
none
