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Dal passato primo gennaio 2012, come saprete, con la manovra Monti “Salva Italia”, decorre la data sulla nuova imposta sugli immobili (sia prima casa, che seconda casa): il famigerato IMU, l’imposta municipale unica, che sostituisce quella che prima si chiamava ICI, andando a inglobare anche una quota dell’Irpef. E’ l’ennesimo balzello che va a pesare sulle tasche dei cittadini italiani prostrati da una situazione drammatica. Forse sarebbe l’unica tassa aggiunta con un minimo di giustizia, se applicata a tutti con i giusti riguardi sulla situazione patrimoniale, ma che poi non viene applicato a enti religiosi anche a scopo di lucro e sembrerebbe anche alle fondazioni bancarie che sono definiti, non spanciatevi dalle risate, enti di beneficienza. E’ incredibile, ma non voglio scrivere su questo, ma come cambieranno le cose sull’affitto.

imu casa

In che modo l’IMU potrà influenzare gli affitti

La nuova imposta municipale unica prevede l’introduzione di una nuova aliquota “identica” per tutte le seconde case, sia quelle adibite a casa vacanza (e quindi, magari, sfitte per la gran parte dell’anno), sia quelle che invece vengono adibite a locazione.

Ed è questa una delle principali novità della tassa sulla casa: la precedente ICI prevedeva aliquote differenti a seconda dell’utilizzo che se ne faceva dell’immobile. Infatti, per chi cedeva l’immobile in affitto erano previste aliquote più basse; per contro, aliquote più alte erano riservate a coloro che non mettevano a frutto il loro immobile, come le seconde case per le vacanza.

L’IMU introduce, come scritto, un’aliquota unica, pari a 0,76 punti percentuali sulla base imponibile del valore catastale rivalutato; è quindi probabile che coloro i quali possiedono una seconda casa ceduta in affitto a degli affittuari, dovranno pagare imposte municipali più elevate, con pericoli di ripercussione sul canone di locazione.

In poche parole, il rischio è che la nuova IMU provocherà un aumento del prelievo erariale sui padroni di casa, che a loro volta potrebbero alzare un poco il canone di locazione al rinnovo del nuovo contratto, o all’emissione di uno nuovo, pesando infine sulla parte più debole, cioè le persone in affitto.

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Affittasi per giovani e studenti

Dal risultato di un questionario sulla condizione abitativa dei giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni, analizzato dal sindacato degli inquilini Sicet, emerge la sconfortante situazione che solo un giovane su 4 è riuscito a trovare casa e mettere su famiglia.

Per quanto riguarda le difficoltà, la prima è sicuramente il caro affitto. Dallo studio risulta che:

  • 63% dei giovani vive in locazione
  • il 37% abita in una casa di proprietà;
  • tra coloro che vivono in una casa in affitto solo il 55,82% ha un contratto registrato mentre il 6% il contratto non è registrato e più del 38% è in nero e senza un contratto d’affitto.

Il tipo di soluzione abitativa è così suddiviso:

  • i 2/3 vivono in un alloggio, appartamenti e case singole;
  • il 16,67%  in una camera;
  • sempre circa il 16% opta per un posto letto, tipologia che riguarda soprattutto gli studenti.

Venendo ai prezzi degli affitti per le varie tipologie:

  • per il posto letto si va dai 200 ai 400 euro/mese;
  • per la camera singola, minimo 250 fino a 500 euro/mese;
  • per l’abitazione si parte dai 450 sino ad arrivare ai 1.320 euro/mese.

Dalle indicazioni dei redditi percepiti emerge che una buona percentuale di studenti svolge lavoretti per 300/400 euro/mese, mentre per chi lavora il reddito percepito mediamente è tra i 700 e i 1.200 euro/mese. Quindi è certamente evidente il grande disequilibrio tra redditi e spesa per l’abitazione.

Un’analisi del portale Casa.it evidenzia la difficoltà crescente delle famiglie italiane nel far fronte alle spese di affitto per i figli che studiano in città distanti dalla propria abitazione. Sono quindi preferite abitazioni in zone più periferiche, alla ricerca di soluzioni più economiche, optando quindi per appartamenti lontano dai poli universitari.

È Milano a registrare lo scarto maggiore tra il potere di spesa dei genitori, disposti a spendere una media di 750 euro/mese per una metratura compresa tra i 50 e i 70 mq, e la reale offerta che si colloca in media intorno agli 850 euro/mese seguita da Roma che risulta essere la città universitaria più cara d’Italia.

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Situazione sfratti, enorme crescita delle richieste

L’Unione Inquilini, nella sua home page , mette in risalto un grafico con dati sconcertanti. Il grafico si riferisce alla drammatica situazione in Toscana con dati del 2010, ma noi pensiamo che possa essere adottato per l’intera Nazione con le dovute differenze tra zone più soggette a questa crisi ed altre meno. Nell’ultimo periodo il numero di richieste di sfratto sono aumentate enormemente.

richieste di sfratto

Il decreto Mille Proroghe in tema affitto casa, bonus, sfratti…avrebbe dovuto, (così si pensava e soprattutto molte famiglie speravano) provvedere a una proroga degli sfratti esecutivi almeno per le famiglie disagiate (il blocco è scaduto il 31 dicembre 2010), non ha avuto in materia nessuna soluzione, ne accenno alcuno. Una grave lacuna non parlare dei problemi della casa, del blocco degli sfratti, dei bonus dell’affitto ecc… Speriamo che al più presto ci siano notizie al riguardo.

Taglio al bonus affitto e lettera al Presidente

Il mancato inserimento della proroga del blocco degli sfratti, va aggiunto al grave taglio dell’85% delle risorse previste per il contributo affitto a sostegno delle famiglie più disagiate ed alle prese con la tragedia della crisi.

La Segreteria Nazionale dell’Unione Inquilini, di cui fanno parte membri delle Regioni Lombardia, Veneto, Toscana, Umbria, Lazio, Campania e Puglia, ritiene che tale dimenticanza sia in contrasto con la nostra Costituzione negli articoli 2, 32 e 41. Confida, attraverso la lettera inviata al Presidente della Repubblica, che egli intervenga nei confronti del Governo e delle Camere affinché avvenga una revisione del decreto con l’inserimento di opportuni interventi.

L’imbarazzato silenzio che si è creato attorno alla “dimenticanza” dell’esecutivo dovrebbe accellerare questa operazione il prima possibile affinchè il blocco degli sfratti esecutivi sia prorogato almeno per i casi più gravi.

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Per i contratti di locazione a canone calmierato l’aumento dell’imposta Imu può raggiungere una quota superiore fino al 324%

“La manovra pone una grave ipoteca sul mercato delle locazioni, avendo eliminato la riduzione a metà dell’aliquota ordinaria dell’Imu per gli immobili locati prevista nel provvedimento sul federalismo”

È quanto viene denunciato da Confedilizia,  in un’audizione in Parlamento sulla Manovra Salva Italia proposta dal governo Monti, presentando le sue proiezioni sugli effetti dell’entrata in vigore dell’imposta sugli immobili Imu.

11 miliardi di euro grazie all’Imu

Secondo i dati forniti da Confedilizia, l’anticipazione al 2012 dell’Imu produrrà un gettito fiscale di  ben 11 miliardi di euro. E’ una stima calcolata per difetto poiché i Comuni hanno la facoltà di variare in aumento o in diminuzione, sia l’aliquota ordinaria fino al 10,6 per mille, che quella relativa all’abitazione principale fino al 6 per mille.

Il carico fiscali dei proprietari aumenterà fino ad un 324%

L’Imu risulta notevolmente aggravata rispetto al regime Ici, in ogni fattispecie e in modo particolare per i contratti a canone calmierato.

Ipotizzando il caso di un immobile abitativo locato con un contratto a canone libero, attualmente soggetto ad un’aliquota Ici del 6,5 per mille, l’applicazione della nuova Imu nella misura base del 7,6 per mille comporterà un aggravio di imposta per il locatore – considerato l’aumento del 60% della base imponibile – pari all’87%; nel caso in cui il Comune interessato porterà l’aliquota a livello massimo consentito dalla futura legge (10,6 per mille), si arriverà ad un +161%.

Nel caso di un immobile abitativo dato in affitto con un contratto a canone calmierato, attualmente soggetto ad un’aliquota Ici del 4 per mille, l’applicazione della nuova Imu nella misura base del 7,6 per mille comporterà un aggravio di imposta per il locatore – considerato l’aumento del 60% della base imponibile – pari al 204%; se poi il Comune interessato porterà l’aliquota al livello massimo consentito (10,6 per mille), l’aumento di imposta sarà pari al 324%. E l’aumento raggiungerà naturalmente livelli ancora più elevati nei casi in cui l’aliquota Ici attualmente prevista sia inferiore al 4 per mille.

Secondo Confedilizia, questi pesantissimi aumenti creeranno gravi tensioni e anche contenziosi nel settore  in seguito della scadenza dei singoli contratti calmierati, che i locatori non saranno più in grado di rinnovare, mentre sulla partita in nulla può incidere il blocco degli sfratti, comunque in scadenza.

Ecco cosa propone Confedilizia

La proposta di Confedilizia prevede il ripristino della norma originaria sull’Imu del decreto legislativo n. 23/2011, prevedendo il dimezzamento dell’aliquota ordinaria per gli immobili locati, che costituiscono circa il 9% del totale degli immobili. Nel caso in cui questa proposta venisse approvata, la perdita di gettito stimata ammonterebbe a 900 milioni di euro, di cui il 50% di spettanza per lo Stato e l’altro 50% di spettanza dei Comuni. Se il dimezzamento dell’aliquota ordinaria venisse mantenuto solo per i contratti a canone calmierato, Confedilizia stima una perdita di gettito pari a 230 milioni di euro, al 50% tra Stato e Comuni.

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Social Housing, che cos’è e come funziona questo metodo per l’alloggio di chi non può comprare casa.

Riportiamo l’intero articolo dal sito di casaclima perchè ci sembra un argomento molto importante e che viene spiegato in modo chiaro e completo in un unico post: i numeri e i commenti degli operatori emersi nell’indagine di EIRE

“Nel mezzo del cammino… : il social housing, a che punto siamo?”. Questo il titolo dello studio condotto da EIRE (Expo Italia Real Estate), un’indagine che ha messo a fuoco il fenomeno dell’Housing sociale che va espandendosi a macchia d’olio in Italia, raccogliendo le esigenze della sempre più massiccia «rent generation», vale a dire quegli oltre 7 milioni di giovani tra i 18 e i 34 anni che, non potendo acquistare casa, restano nella casa familiare o spendono una media di 6/700 euro per l’affitto di un monolocale nella periferia di una grande città. Ma subiscono la stessa condizione anche le famiglie monoparentali, gli anziani e i single. Una vera e propria “fascia grigia” che non possiede la capacità di acquistare una casa sul mercato libero, ma nemmeno il “diritto” di accedere all’edilizia popolare perché non è sufficientemente “povera”.

Lo sviluppo di progetti di edilizia residenziale sociale ben si adatta anche alla congiuntura economica nazionale. La forte crisi di questi ultimi anni ha, infatti, indotto un’emergenza abitativa sempre più accentuata, cui però rispondono politiche abitative pubbliche (ERP) sempre più deboli e limitate. E’ di ieri lo studio sul mercato immobiliare lombardo proposto da Cresme e Ance Lombardia in cui si evidenzia come in Lombardia lo scenario delle famiglie nel periodo 2010-2019 sarà così caratterizzato: delle 935.000 nuove famiglie alla ricerca di alloggio, poco più del 40% sarà in grado di avere accesso al libero mercato, un altro 42,5% si dovrà orientare all’affitto o ai programmi di edilizia agevolata, mentre circa162.000 saranno quelle che probabilmente saranno costrette a rivolgersi al segmento sociale, pari al 17,5% circa del totale.

Anche l’Italia si è vista costretta ad intraprendere il cammino verso il Social Housing e la manifestazione EIRE ne è diventata il luogo di promozione e verifica. E sebbene si contino su una mano i progetti edificati, sono oltre il centinaio quelli avviati o in fase di cantierizzazione dei quali EIRE monitorizza l’andamento per il secondo anno consecutivo.

DOVE SI FA SOCIAL HOUSING. Partendo dall’avvio dei processi di dialogo tra gli operatori pubblici e privati coinvolti sino alla stipula di accordi formali nel 2011 si possono contare 157 i progetti osservati per questa edizione dello studio, dei quali 51 già esposti ad EIRE 2010, mentre i restanti 107 progetti sono stati individuati nel corso dell’anno, cui aggiungere un totale di 23 bandi relativi a progetti di Social Housing. I 157 progetti entrati nel monitoraggio sono localizzati tra Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria, Abruzzo, Campania e Veneto. E’ in Lombardia, però, che si concentra il maggior numero di progetti (32,3%), seguita dall’Umbria (17,7%) e dal Piemonte (11,4%). Bene anche per Emilia Romagna (8,9%) e Toscana e Veneto, con una pari quota del 4,4%, del totale.

CARATTERISTICHE DEI PROGETTI. Con un numero medio di ottanta inquilini per complesso, i progetti presentano un’area edificata media di 6.327 mq, per circa 80 famiglie in media con una superficie di verde pertinenziale di 5.415 mq, cui aggiungere spazi adibiti a verde pubblico per 30.549 mq.

Sono 495 i soggetti coinvolti, dei quali 128 i Comuni promotori, 55 cooperative, alla gestione dei progetti, 99 progettisti per 89 imprese di costruzione. Interessante anche notare la fascia di classe energetica generalmente alta in cui si inseriscono i progetti esaminati, con una buona media qualitativa: il 66,7% delle iniziative di Social Housing si colloca in Classe A, mentre in classe B è il 26,7% dei progetti, cui aggiungere un 5% in Classe A/B e un esiguo 1,7% in Classe C.

SPESE DI COSTRUZIONE. Per quanto riguarda i costi – su questo aspetto si conduce la competitività del modello abitativo – si parla di un costo medio di costruzione che, calcolato su 82 progetti, ammonta a 1.109 €/mq, ma si registrano delle punte verso il basso fino a circa 600€/mq. Ascoltando i commenti degli operatori del settore nei corridoi della manifestazione, non penalizzando troppo la qualità i costi possono rimanere al di sotto dei mille euro al metro, ma rinunciando ad alcune finezze estetiche che ingolosiscono le famiglie indirizzate al mercato libero: ampi balconi, servizi e aree pertinenziali.

CANONI DI LOCAZIONE. Se social housing significa investimenti con capitali privati o quasi, il modello per essere profittevole deve garantire una buona redditività da locazione e basse spese di gestione. Calcolati su 16 progetti, il canone di locazione medio minimo risulta essere di 74,40 €/mq l’anno, mentre il canone medio max. arriva a 80,41 €/mq anno; per un alloggio di 70 mq si parla dunque di circa 434 €/mese (minimo) e un massimo di 469 €/mese. Si tratta di cifre che in una grande città possono risultare competitive ma che alla prova della provincia si scontrano con un mercato del mattone fortemente depresso dove il forte invenduto (circa 300.000 alloggi) sta comprimendo i margini dei costruttori.

LAVORI IN CORSO PER LA MAGGIOR PARTE DEI PROGETTI. Con un 46% di progetti in realizzazione, un 33% terminati e il restante 21% in fase di progettazione, in Italia la durata media dell’iter procedurale e progettuale è di circa 29 mesi (min. 18 – max. 46), mentre per i tempi di realizzazione i mesi si accorciano a 28, con un minimo di 10 e un massimo di 60.

Anche nella suddivisione regionale dei bandi troviamo la Lombardia in testa – ne raccoglie il 4% -, seguita dal Piemonte, con un 3%. Di questi 23 bandi, specifica EIRE, 13 sono stati individuati chiusi nel 2011, 8 nel 2010 e 2 sono, invece, senza termine di scadenza.

MODELLO VINCENTE? Certamente le grandi città, Milano in testa, si sono candidate a sviluppare il social housing, ma sembra che la vera battaglia degli operatori sia nel comprimere i costi e aumentare la redditività da vendita o da locazione. Sebbene il monitoraggio di EIRE non lo espliciti chiaramente, solo gli enti che hanno finalità sociali aprono gli immobili alle locazioni, anche con possibilità di riscatto, ma difficilmente l’investitore privato si butterà sul mercato della gestione immobiliare se non sarà obbligato dagli accordi sottoscritti con il comune per l’area.

Qui si annidano le sfide e le opportunità del modello. Davanti ad un costo di costruzione medio di circa 1.100 euro al metro solo per il fabbricato, a cui vanno aggiunte le aree esterne, il terreno e gli oneri, risulta evidente che l’investitore privato ha interesse a costruire dove il costo medio di vendita degli alloggi è più alto. Ma se i prezzi di vendita dovrebbero superare di poco, nelle intenzioni degli operatori, i 2000 euro al mq diventa difficile per il costruttore ottenere una redditività sufficiente. Certo, si potranno sempre rosicchiare i margini di tutti gli attori della filiera delle costruzioni, ma forse non sarà necessario inventare un modello costruttivo totalmente innovativo che prenda spunto dal sistema produttivo del design low cost vissuto nel settore dell’arredamento, come appunto gli svedesi di Ikea stanno facendo anche nell’edilizia.

E’ evidente nell’articolo come non siè ancora raggiunto un vero equilibrio anche se le strada imboccata sembra buona. Attenzione però che si tratta sempre di costruire e cementificare la martoriata Italia, forse, suggeriamo noi, sarebbe più idoneo recuperare una serie di edifici vecchi in alcuni quartieri dei comuni con lo stesso identico scopo senza dover, ancora una volta, eliminare i terreni verdi intorno alle città.

Fonte: casaeclima

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L’ Italia sta  cercando di facilitare l’accesso ad una nuova abitazione ai giovani le cui difficoltà a uscire dalla propria casa familiare sono molte e soprattutto di natura economica. Secondo un’indagine della Cgil i due terzi dei ragazzi di età compresa tra i 20 e i 34 anni vivono ancora coi genitori.

Il 24 febbraio, a Roma, l’Anci  e il ministero per la Gioventù hanno presentato un fondo di 4,5 milioni di euro stanziati per 15 progetti in aree metropolitane che aiutino l’accesso all’affitto per i ragazzi italiani. Ma, se da un lato, questo stanziamento andrà a incidere sulle possibilità nelle grandi aree metropolitane italiane (Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino, Trieste e Venezia), dall’altro le municipalità si stanno attrezzando per consentire a quell’80% di ragazzi under 35 che ancora vivono tra le mura della famiglia di potersi rendere autonomi. Secondo l’indagine della Cgil/Sunia, i principali motivi che ostacolano l’uscita dal nucleo di origine sono la mancanza di un lavoro stabile (per il 40% degli intervistati) e non riuscire, a fronte del proprio reddito, a sostenere le spese per un’abitazione in affitto (il restante 40%).

”La situazione per i giovani è particolarmente drammatica – commenta Claudio De Angelis, amministratore unico di Affitto Assicurato, società che eroga polizze assicurative sugli affitti e che sonda il polso del mercato locazioni -. Il mercato non vede i giovani come parti attive. Ne sono quasi completamente esclusi; nonostante l’affitto, fino a una decina d’anni fa, fosse il primo passo di indipendenza per i ragazzi italiani”.

A fronte di una crisi così allargata, istituzioni e mercato cercano soluzioni. A Bolzano entro la fine dell’anno, saranno consegnati i primi 60 appartamenti con programma ‘’social housing”. A Bologna è nato il portale ”Bologna Homeline”, realizzato dal Comune in collaborazione con il Sunia, che permette ai proprietari e agli affittuari di accedere gratuitamente alle informazioni sul mercato affittuario cittadino. In Friuli Venezia Giulia, Regione e sindacati stanno studiando nuove soluzioni perché il voucher messo a punto per facilitare l’accesso alle case si è rivelato poco fruttifero.

”Si tratta di iniziative lodevoli – dice ancora De Angelis -, che meritano apprezzamento. Ma il vero nodo della questione è sciogliere le riserve dei proprietari d’immobili. I prodotti a loro disposizione, oggi, sono molteplici e studiati proprio perché si aprano di più al mercato dando anche possibilità ai giovani di uscire da casa e di iniziare a essere indipendenti. Sono loro, i locatori, che devono inserirsi in questi canali senza ricercare sempre il massimo utile con il minimo sforzo. Così facendo, tutti ne trarrebbero vantaggi”.

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Con l’approvazione in legge del Decreto Milleproroghe il Governo ha fatto approvare dal Parlamento l’emendamento per la sospensione degli sfratti per finita locazione, limitatamente ad alcune categorie sociali,  al 31 dicembre 2011.

«La sospensione degli sfratti – ha detto Matteoli – è limitata a particolari categorie sociali ed è proposta per consentire, attraverso la completa attuazione del Piano Casa, alle famiglie che oggi beneficiano della proroga di poter usufruire di un’abitazione».

Per la CGIL il decreto per la proroga sfratti «riguarda circa 50.000 famiglie di anziani, portatori di handicap e malati terminali», ma comunque «non affronta il dramma delle decine di migliaia di famiglie con uno sfratto per morosità causato dalla disoccupazione, dalla cassa integrazione e dagli affitti insopportabili, in una fase in cui peggiora la condizione abitativa del Paese e la crisi sta ulteriormente aggravando la già difficile condizione abitativa delle famiglie». Il sindacato ritiene, perciò, «indispensabile una ulteriore proroga degli sfratti che comprenda quelli per morosità incolpevole con la istituzione di un fondo analogo a quello adottato per le famiglie in difficoltà con il pagamento dei mutui».

Claudio Fantoni, delegato ANCI alle politiche abitative ha sottolineato come «la sospensione degli sfratti, limitatamente a talune categorie sociali, al 31 dicembre 2011, non può che essere accolta positivamente dall’Anci… si tratta, comunque, di una misura necessaria ma tampone che non affronta in modo strutturale il problema di centinaia di migliaia di famiglie in difficoltà». Secondo l’Anci oggi, sono oltre 650 mila le famiglie in attesa di ottenere una casa popolare e solo per il 2009, ultimo dato disponibile, oltre 50 mila quelle oggetto di nuovi sfratti per morosità. L’Anci ha quindi chiesto al governo di riattivare un tavolo di discussioni per affrontare in modo organico il tema della casa e le gravi difficoltà in cui si trovano alcune categorie di italiani.

Sebbene possa sembrare una risoluzione temporanea al problema sfratti e morosità affitto, non c’è da confondere il rimandare una questione annosa per il Paese con una vera soluzione studiata e pianificata a dovere.

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Quando arriva la scadenza del contratto d’affitto per le piccole attività commerciali cominciano i dolori. Infatti gli aumenti possono sfiorare anche il 100% dell’affitto precedente. Il destino di migliaia di attività, complice la crisi che perdura da anni, potrebbe essere quello della chiusura e cessazione dell’esercizio. Questi rincari dell’affitto colpiscono l’Italia intera da nord a sud senza eccezioni di città, senza sconti per nessuno, e sta mettendo a durissima prova il sistema commerciale del Paese.

Secondo l’indagine del sole 24 ore potremmo definirla una “ristrutturazione forzata”. Infatti, dando una rapida occhiata alle ultime stime dell’ufficio studi di Confcommercio relative alla dinamica delle imprese del terziario nel 2010, ci si rende conto della realtà: per il settore del commercio si registra una saldo negativo di circa 25mila imprese (nel 2009 sono state 28.273), mentre per il settore degli alberghi e pubblici esercizi il saldo negativo è stato pari a circa 5 mila imprese (5.111 nel 2009).

Nel 2010 il numero delle cessazioni di attività commerciali è impressionante: quasi 80mila solo nel commercio e 18.340 nei settori alberghi e pubblici esercizi. Ovviamente il fenomeno non è da imputare al solo caro affitti, c’è di mezzo una crisi che si protrae da 3 anni e la cui uscita è slittata, dicono gli esperti, al 2012. Il fenomeno del rincaro troppo elevato dell’affitto avviene spesso nel caso di rinnovo del contratto stipulato 12 anni fa (6+6 è la durata standard per i contratti di locazione commerciale). All’epoca le quotazioni di mercato erano assai più basse, e nel frattempo si sono verificate il cambio lira-euro e la famosa bolla immobiliare precedente il 2008 con conseguente rivalutazioni dei valori immobiliari e dei canoni d’affitto.

Purtroppo i luoghi più colpiti maggiormente sono i centri storici delle grandi città e alcune destinazioni turistiche, portando al depauperamento di interi quartieri e piazze trasformati in anonimi centri direzionali.

Certo alcune figure mediatrici si stanno dando da fare per rimediare ad una situazione molto critica, con alcuni accorgimenti atti a mantenere un equilibrio tra le parti interessate. Se si raggiunge questo compromesso forse alcuni non saranno costretti ad abbassare definitivamente le saracinesche dei loro esercizi e con qualche difficoltà riescono a mantenere il delicatissimo equilibrio tra incassi e costi fissi come l’affitto e il personale. Un equilibrio che, reso sempre più fragile dalla crisi, rischia di spezzarsi al momento del rinnovo.

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