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Situazione sfratti, enorme crescita delle richieste

L’Unione Inquilini, nella sua home page , mette in risalto un grafico con dati sconcertanti. Il grafico si riferisce alla drammatica situazione in Toscana con dati del 2010, ma noi pensiamo che possa essere adottato per l’intera Nazione con le dovute differenze tra zone più soggette a questa crisi ed altre meno. Nell’ultimo periodo il numero di richieste di sfratto sono aumentate enormemente.

richieste di sfratto

Il decreto Mille Proroghe in tema affitto casa, bonus, sfratti…avrebbe dovuto, (così si pensava e soprattutto molte famiglie speravano) provvedere a una proroga degli sfratti esecutivi almeno per le famiglie disagiate (il blocco è scaduto il 31 dicembre 2010), non ha avuto in materia nessuna soluzione, ne accenno alcuno. Una grave lacuna non parlare dei problemi della casa, del blocco degli sfratti, dei bonus dell’affitto ecc… Speriamo che al più presto ci siano notizie al riguardo.

Taglio al bonus affitto e lettera al Presidente

Il mancato inserimento della proroga del blocco degli sfratti, va aggiunto al grave taglio dell’85% delle risorse previste per il contributo affitto a sostegno delle famiglie più disagiate ed alle prese con la tragedia della crisi.

La Segreteria Nazionale dell’Unione Inquilini, di cui fanno parte membri delle Regioni Lombardia, Veneto, Toscana, Umbria, Lazio, Campania e Puglia, ritiene che tale dimenticanza sia in contrasto con la nostra Costituzione negli articoli 2, 32 e 41. Confida, attraverso la lettera inviata al Presidente della Repubblica, che egli intervenga nei confronti del Governo e delle Camere affinché avvenga una revisione del decreto con l’inserimento di opportuni interventi.

L’imbarazzato silenzio che si è creato attorno alla “dimenticanza” dell’esecutivo dovrebbe accellerare questa operazione il prima possibile affinchè il blocco degli sfratti esecutivi sia prorogato almeno per i casi più gravi.

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Social Housing, che cos’è e come funziona questo metodo per l’alloggio di chi non può comprare casa.

Riportiamo l’intero articolo dal sito di casaclima perchè ci sembra un argomento molto importante e che viene spiegato in modo chiaro e completo in un unico post: i numeri e i commenti degli operatori emersi nell’indagine di EIRE

“Nel mezzo del cammino… : il social housing, a che punto siamo?”. Questo il titolo dello studio condotto da EIRE (Expo Italia Real Estate), un’indagine che ha messo a fuoco il fenomeno dell’Housing sociale che va espandendosi a macchia d’olio in Italia, raccogliendo le esigenze della sempre più massiccia «rent generation», vale a dire quegli oltre 7 milioni di giovani tra i 18 e i 34 anni che, non potendo acquistare casa, restano nella casa familiare o spendono una media di 6/700 euro per l’affitto di un monolocale nella periferia di una grande città. Ma subiscono la stessa condizione anche le famiglie monoparentali, gli anziani e i single. Una vera e propria “fascia grigia” che non possiede la capacità di acquistare una casa sul mercato libero, ma nemmeno il “diritto” di accedere all’edilizia popolare perché non è sufficientemente “povera”.

Lo sviluppo di progetti di edilizia residenziale sociale ben si adatta anche alla congiuntura economica nazionale. La forte crisi di questi ultimi anni ha, infatti, indotto un’emergenza abitativa sempre più accentuata, cui però rispondono politiche abitative pubbliche (ERP) sempre più deboli e limitate. E’ di ieri lo studio sul mercato immobiliare lombardo proposto da Cresme e Ance Lombardia in cui si evidenzia come in Lombardia lo scenario delle famiglie nel periodo 2010-2019 sarà così caratterizzato: delle 935.000 nuove famiglie alla ricerca di alloggio, poco più del 40% sarà in grado di avere accesso al libero mercato, un altro 42,5% si dovrà orientare all’affitto o ai programmi di edilizia agevolata, mentre circa162.000 saranno quelle che probabilmente saranno costrette a rivolgersi al segmento sociale, pari al 17,5% circa del totale.

Anche l’Italia si è vista costretta ad intraprendere il cammino verso il Social Housing e la manifestazione EIRE ne è diventata il luogo di promozione e verifica. E sebbene si contino su una mano i progetti edificati, sono oltre il centinaio quelli avviati o in fase di cantierizzazione dei quali EIRE monitorizza l’andamento per il secondo anno consecutivo.

DOVE SI FA SOCIAL HOUSING. Partendo dall’avvio dei processi di dialogo tra gli operatori pubblici e privati coinvolti sino alla stipula di accordi formali nel 2011 si possono contare 157 i progetti osservati per questa edizione dello studio, dei quali 51 già esposti ad EIRE 2010, mentre i restanti 107 progetti sono stati individuati nel corso dell’anno, cui aggiungere un totale di 23 bandi relativi a progetti di Social Housing. I 157 progetti entrati nel monitoraggio sono localizzati tra Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria, Abruzzo, Campania e Veneto. E’ in Lombardia, però, che si concentra il maggior numero di progetti (32,3%), seguita dall’Umbria (17,7%) e dal Piemonte (11,4%). Bene anche per Emilia Romagna (8,9%) e Toscana e Veneto, con una pari quota del 4,4%, del totale.

CARATTERISTICHE DEI PROGETTI. Con un numero medio di ottanta inquilini per complesso, i progetti presentano un’area edificata media di 6.327 mq, per circa 80 famiglie in media con una superficie di verde pertinenziale di 5.415 mq, cui aggiungere spazi adibiti a verde pubblico per 30.549 mq.

Sono 495 i soggetti coinvolti, dei quali 128 i Comuni promotori, 55 cooperative, alla gestione dei progetti, 99 progettisti per 89 imprese di costruzione. Interessante anche notare la fascia di classe energetica generalmente alta in cui si inseriscono i progetti esaminati, con una buona media qualitativa: il 66,7% delle iniziative di Social Housing si colloca in Classe A, mentre in classe B è il 26,7% dei progetti, cui aggiungere un 5% in Classe A/B e un esiguo 1,7% in Classe C.

SPESE DI COSTRUZIONE. Per quanto riguarda i costi – su questo aspetto si conduce la competitività del modello abitativo – si parla di un costo medio di costruzione che, calcolato su 82 progetti, ammonta a 1.109 €/mq, ma si registrano delle punte verso il basso fino a circa 600€/mq. Ascoltando i commenti degli operatori del settore nei corridoi della manifestazione, non penalizzando troppo la qualità i costi possono rimanere al di sotto dei mille euro al metro, ma rinunciando ad alcune finezze estetiche che ingolosiscono le famiglie indirizzate al mercato libero: ampi balconi, servizi e aree pertinenziali.

CANONI DI LOCAZIONE. Se social housing significa investimenti con capitali privati o quasi, il modello per essere profittevole deve garantire una buona redditività da locazione e basse spese di gestione. Calcolati su 16 progetti, il canone di locazione medio minimo risulta essere di 74,40 €/mq l’anno, mentre il canone medio max. arriva a 80,41 €/mq anno; per un alloggio di 70 mq si parla dunque di circa 434 €/mese (minimo) e un massimo di 469 €/mese. Si tratta di cifre che in una grande città possono risultare competitive ma che alla prova della provincia si scontrano con un mercato del mattone fortemente depresso dove il forte invenduto (circa 300.000 alloggi) sta comprimendo i margini dei costruttori.

LAVORI IN CORSO PER LA MAGGIOR PARTE DEI PROGETTI. Con un 46% di progetti in realizzazione, un 33% terminati e il restante 21% in fase di progettazione, in Italia la durata media dell’iter procedurale e progettuale è di circa 29 mesi (min. 18 – max. 46), mentre per i tempi di realizzazione i mesi si accorciano a 28, con un minimo di 10 e un massimo di 60.

Anche nella suddivisione regionale dei bandi troviamo la Lombardia in testa – ne raccoglie il 4% -, seguita dal Piemonte, con un 3%. Di questi 23 bandi, specifica EIRE, 13 sono stati individuati chiusi nel 2011, 8 nel 2010 e 2 sono, invece, senza termine di scadenza.

MODELLO VINCENTE? Certamente le grandi città, Milano in testa, si sono candidate a sviluppare il social housing, ma sembra che la vera battaglia degli operatori sia nel comprimere i costi e aumentare la redditività da vendita o da locazione. Sebbene il monitoraggio di EIRE non lo espliciti chiaramente, solo gli enti che hanno finalità sociali aprono gli immobili alle locazioni, anche con possibilità di riscatto, ma difficilmente l’investitore privato si butterà sul mercato della gestione immobiliare se non sarà obbligato dagli accordi sottoscritti con il comune per l’area.

Qui si annidano le sfide e le opportunità del modello. Davanti ad un costo di costruzione medio di circa 1.100 euro al metro solo per il fabbricato, a cui vanno aggiunte le aree esterne, il terreno e gli oneri, risulta evidente che l’investitore privato ha interesse a costruire dove il costo medio di vendita degli alloggi è più alto. Ma se i prezzi di vendita dovrebbero superare di poco, nelle intenzioni degli operatori, i 2000 euro al mq diventa difficile per il costruttore ottenere una redditività sufficiente. Certo, si potranno sempre rosicchiare i margini di tutti gli attori della filiera delle costruzioni, ma forse non sarà necessario inventare un modello costruttivo totalmente innovativo che prenda spunto dal sistema produttivo del design low cost vissuto nel settore dell’arredamento, come appunto gli svedesi di Ikea stanno facendo anche nell’edilizia.

E’ evidente nell’articolo come non siè ancora raggiunto un vero equilibrio anche se le strada imboccata sembra buona. Attenzione però che si tratta sempre di costruire e cementificare la martoriata Italia, forse, suggeriamo noi, sarebbe più idoneo recuperare una serie di edifici vecchi in alcuni quartieri dei comuni con lo stesso identico scopo senza dover, ancora una volta, eliminare i terreni verdi intorno alle città.

Fonte: casaeclima

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Brutte notizie per chi vive in affitto e sperava di entrare  nelle graduatorie per l’assegnazione del bonus affitti.

In base alla nuova versione della cedolare degli affitti purtroppo  il fondo previsto per il sostegno delle famiglie con figli che vivono in affitto è saltato nella proposta di rettifica al decreto di attuazione del federalismo riguardante i comuni.

Al posto dell’ agevolazione sugli affitti arriva il blocco degli affitti ( per l’ intera durata dell’ opzione) per gli inquilini del titolare dell’ immobile che decide di versare le tasse con la cedolare secca,vediamo il funzionamento di tale norma.

Se il locatore opterà per l’applicazione della cedolare secca, sarà sospesa (per il lasso di tempo corrispondente alla durata dell’ opzione) la facoltà del proprietario di richiedere l’aggiornamento del canone d’affitto ( anche se  previsto dal contratto di locazione).

Per tutelare maggiormente l’inquilino è stato disposto che la cedolare non avrà effetto se di essa il locatore non avrà dato comunicazione preventiva al conduttore attraverso una lettera raccomandata(con la suddetta lettera egli rinuncerà a richiedere l’aggiornamento del canone d’affitto a qualsiasi titolo).

La nuova aliquota sarà fissata attorno al 21% sui canoni “liberi” e al 19% sui canoni cosidetti “concordati”, variazioni significative che tuttavia appaiono come un contentino per tutte quelle famiglie del belpaese che riponevano tante speranze sul bonus affitti.

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Il mercato degli affitti si presenta ostico per molti aspetti, avere una conoscenza delle leggi e dei nuovi provvedimenti in materia può aiutarvi ad avere maggiore serenità finanziaria e ad affrontare al meglio il mercato degli affitti in Italia.

Informazioni riguardo nuovi emendamenti e dritte giuridiche possono esservi utili specialmente se vivete in città come Milano, Napoli, Roma dove è difficile strappare un affitto a prezzi decenti, poter disporre di un contributo da parte dello stato può essere un vero toccasana per le vostre finanze.

In questi giorni il testo sul cosidetto “federalismo fiscale” è stato respinto per subire delle modifiche, nel mentre arriva una proposta clamorosa sulla “cedolare secca“.

Si parla dell’abbassamento dell’ aliquota al 20% per i fitti a canone libero e al 15% per gli affitti a canone concordato, la proposta originaria del ministro Calderoli era originariamente del 23 % si tratta dell’abbassamento delle aliquote al 20% per gli affitti a canone libero e al 15% per il canone concordato. la proposta del ministro Calderoli era invece, rispettivamente del 23% per gli affitti a canone libero  e del 20% per quelli a canone concordato.

La proposta prevede anche l’introduzione per le famiglie che vivono in affitto, dai 500 euro del prossimo anno fino ad arrivare a  2,500 euro nel 2015.

Questa misura straordinaria dovrebbe essere finanziata con un taglio straordinario di quasi 3 miliardi di euro ai consumi intermi della P.A. , la proposta passerà ora al governo ma senza i voti del Pd e del “Terzo Polo” sarà difficile l’approvazione di tale normativa.

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Il decreto sul federalismo fiscale sotto esame in questi giorni alla commissione bicamerale dovrebbe apportare importanti cambiamenti nel mercato immobiliare italiano specialmente nel mondo degli affitti, rivoluzionando anche la fiscalità dei comuni.

Le famiglie dovrebbero ricevere un Bonus affitto, gli affitti cosidetti “a canone libero” dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) subire una tassazione del 23% ed il 3% di tale gettito sarà destinato a un fondo a favore delle famiglie locatarie con figli a carico.

Per quello che riguarda Tarsu ed Irepf comunale invece è previsto un riordino delle imposte comunali, la tassa rifiuti sarà calcolata in base al numero dei componenti del nucleo familiare, una tassazione sicuramente più equa rispetto alla precedente che avveniva in base ai metri quadri dell’appartamento.

Per saperne di più sulle agevolazioni e detrazioni sui canoni d’affitto

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