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Il rilancio della cedolare secca è conseguenza dell’aumento delle tasse ordinarie. Se la riforma passerà e lo sconto forfettario dell’Irpef si ridurrà dall0 15% al 5%, la cedolare guadegnerà finalmente un po’ di popolarità per chi è proprietario di immobili in affitto.

Chi da in locazione una casa, oggi, con un contratto libero 4+4 paga l’Irpef sull’85% del canone pattuito e non sul totale perchè la riduzione tiene conto delle spese sostenute per la manutenzione dell’immobile.

Al contrario, chi sceglie la cedolare paga il 21% sul 100% del canone. Non dovrà però pagare l’imposta di registro, il bollo e le addizionali comunali e regionali all’Irpef, ma deve rinunciare ad aggiornare il canone all’indice Istat: il che vuol dire, alla rilevazione di marzo, quindi 3,2 punti percentuali su base annua.

La cedolare dunque risulta conveniente solo dal terzo scaglione Irpef, cioè per redditi superiori ai 28.000 euro annui.

Calcolo affitto e cedolare

Dal 2013 possibilità di cambiamento

Se non saranno trovate altre fonti di finanziamento per la riforma del lavoro, i proprietari di case affittate dovranno rifare i calcoli. Ad esempio, con la riduzione dell’abbattimento forfettario, su un canone annuo di 6mila euro si pagheranno da 151 a 271 euro in più, ipotizzando addizionali locali medio-alte. E questo abbasserà l’asticella del reddito a partire dal quale scatta la convenienza per la tassa piatta. Il discorso interessa soprattutto i contribuenti con i redditi più bassi, ma non si tratta certo di una platea ristretta.

In questo scenario si innesta l’Imu, che costerà ai proprietari dal 70 al 150% in più rispetto all’Ici versata nel 2011.  Dopotutto, è il ragionamento, se si deve pagare sul 95% del canone, tanto vale essere tassati sul 100% e poter scalare dal reddito gli investimenti effettivamente sostenuti per la riqualificazione dell’immobile.

Gli affitti a canone concordato, invece, meritano un discorso a parte. In questo caso, il reddito ai fini Irpef, già ridotto del 15%, è ulteriormente scontato del 30%, arrivando di fatto a tassare il 59,5% del canone se l’immobile si trova in uno dei Comuni ad alta tensione abitativa (praticamente le città e l’hinterland). Con la riduzione dell’abbattimento forfettario, verrebbe tassato il 66,5% dell’affitto, e anche in questo caso crescerebbe la convenienza della cedolare, che su questi contratti è al 19 per cento.

A conti fatti, gli affitti calmierati finiranno presto fuori mercato, e se i proprietari sceglieranno di mantenerli sarà solo per non perdere un buon inquilino, non certo per convenienza. Ma questo non accadrà per colpa dell’Irpef, né della cedolare.

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Dal passato primo gennaio 2012, come saprete, con la manovra Monti “Salva Italia”, decorre la data sulla nuova imposta sugli immobili (sia prima casa, che seconda casa): il famigerato IMU, l’imposta municipale unica, che sostituisce quella che prima si chiamava ICI, andando a inglobare anche una quota dell’Irpef. E’ l’ennesimo balzello che va a pesare sulle tasche dei cittadini italiani prostrati da una situazione drammatica. Forse sarebbe l’unica tassa aggiunta con un minimo di giustizia, se applicata a tutti con i giusti riguardi sulla situazione patrimoniale, ma che poi non viene applicato a enti religiosi anche a scopo di lucro e sembrerebbe anche alle fondazioni bancarie che sono definiti, non spanciatevi dalle risate, enti di beneficienza. E’ incredibile, ma non voglio scrivere su questo, ma come cambieranno le cose sull’affitto.

imu casa

In che modo l’IMU potrà influenzare gli affitti

La nuova imposta municipale unica prevede l’introduzione di una nuova aliquota “identica” per tutte le seconde case, sia quelle adibite a casa vacanza (e quindi, magari, sfitte per la gran parte dell’anno), sia quelle che invece vengono adibite a locazione.

Ed è questa una delle principali novità della tassa sulla casa: la precedente ICI prevedeva aliquote differenti a seconda dell’utilizzo che se ne faceva dell’immobile. Infatti, per chi cedeva l’immobile in affitto erano previste aliquote più basse; per contro, aliquote più alte erano riservate a coloro che non mettevano a frutto il loro immobile, come le seconde case per le vacanza.

L’IMU introduce, come scritto, un’aliquota unica, pari a 0,76 punti percentuali sulla base imponibile del valore catastale rivalutato; è quindi probabile che coloro i quali possiedono una seconda casa ceduta in affitto a degli affittuari, dovranno pagare imposte municipali più elevate, con pericoli di ripercussione sul canone di locazione.

In poche parole, il rischio è che la nuova IMU provocherà un aumento del prelievo erariale sui padroni di casa, che a loro volta potrebbero alzare un poco il canone di locazione al rinnovo del nuovo contratto, o all’emissione di uno nuovo, pesando infine sulla parte più debole, cioè le persone in affitto.

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Situazione sfratti, enorme crescita delle richieste

L’Unione Inquilini, nella sua home page , mette in risalto un grafico con dati sconcertanti. Il grafico si riferisce alla drammatica situazione in Toscana con dati del 2010, ma noi pensiamo che possa essere adottato per l’intera Nazione con le dovute differenze tra zone più soggette a questa crisi ed altre meno. Nell’ultimo periodo il numero di richieste di sfratto sono aumentate enormemente.

richieste di sfratto

Il decreto Mille Proroghe in tema affitto casa, bonus, sfratti…avrebbe dovuto, (così si pensava e soprattutto molte famiglie speravano) provvedere a una proroga degli sfratti esecutivi almeno per le famiglie disagiate (il blocco è scaduto il 31 dicembre 2010), non ha avuto in materia nessuna soluzione, ne accenno alcuno. Una grave lacuna non parlare dei problemi della casa, del blocco degli sfratti, dei bonus dell’affitto ecc… Speriamo che al più presto ci siano notizie al riguardo.

Taglio al bonus affitto e lettera al Presidente

Il mancato inserimento della proroga del blocco degli sfratti, va aggiunto al grave taglio dell’85% delle risorse previste per il contributo affitto a sostegno delle famiglie più disagiate ed alle prese con la tragedia della crisi.

La Segreteria Nazionale dell’Unione Inquilini, di cui fanno parte membri delle Regioni Lombardia, Veneto, Toscana, Umbria, Lazio, Campania e Puglia, ritiene che tale dimenticanza sia in contrasto con la nostra Costituzione negli articoli 2, 32 e 41. Confida, attraverso la lettera inviata al Presidente della Repubblica, che egli intervenga nei confronti del Governo e delle Camere affinché avvenga una revisione del decreto con l’inserimento di opportuni interventi.

L’imbarazzato silenzio che si è creato attorno alla “dimenticanza” dell’esecutivo dovrebbe accellerare questa operazione il prima possibile affinchè il blocco degli sfratti esecutivi sia prorogato almeno per i casi più gravi.

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Per i contratti di locazione a canone calmierato l’aumento dell’imposta Imu può raggiungere una quota superiore fino al 324%

“La manovra pone una grave ipoteca sul mercato delle locazioni, avendo eliminato la riduzione a metà dell’aliquota ordinaria dell’Imu per gli immobili locati prevista nel provvedimento sul federalismo”

È quanto viene denunciato da Confedilizia,  in un’audizione in Parlamento sulla Manovra Salva Italia proposta dal governo Monti, presentando le sue proiezioni sugli effetti dell’entrata in vigore dell’imposta sugli immobili Imu.

11 miliardi di euro grazie all’Imu

Secondo i dati forniti da Confedilizia, l’anticipazione al 2012 dell’Imu produrrà un gettito fiscale di  ben 11 miliardi di euro. E’ una stima calcolata per difetto poiché i Comuni hanno la facoltà di variare in aumento o in diminuzione, sia l’aliquota ordinaria fino al 10,6 per mille, che quella relativa all’abitazione principale fino al 6 per mille.

Il carico fiscali dei proprietari aumenterà fino ad un 324%

L’Imu risulta notevolmente aggravata rispetto al regime Ici, in ogni fattispecie e in modo particolare per i contratti a canone calmierato.

Ipotizzando il caso di un immobile abitativo locato con un contratto a canone libero, attualmente soggetto ad un’aliquota Ici del 6,5 per mille, l’applicazione della nuova Imu nella misura base del 7,6 per mille comporterà un aggravio di imposta per il locatore – considerato l’aumento del 60% della base imponibile – pari all’87%; nel caso in cui il Comune interessato porterà l’aliquota a livello massimo consentito dalla futura legge (10,6 per mille), si arriverà ad un +161%.

Nel caso di un immobile abitativo dato in affitto con un contratto a canone calmierato, attualmente soggetto ad un’aliquota Ici del 4 per mille, l’applicazione della nuova Imu nella misura base del 7,6 per mille comporterà un aggravio di imposta per il locatore – considerato l’aumento del 60% della base imponibile – pari al 204%; se poi il Comune interessato porterà l’aliquota al livello massimo consentito (10,6 per mille), l’aumento di imposta sarà pari al 324%. E l’aumento raggiungerà naturalmente livelli ancora più elevati nei casi in cui l’aliquota Ici attualmente prevista sia inferiore al 4 per mille.

Secondo Confedilizia, questi pesantissimi aumenti creeranno gravi tensioni e anche contenziosi nel settore  in seguito della scadenza dei singoli contratti calmierati, che i locatori non saranno più in grado di rinnovare, mentre sulla partita in nulla può incidere il blocco degli sfratti, comunque in scadenza.

Ecco cosa propone Confedilizia

La proposta di Confedilizia prevede il ripristino della norma originaria sull’Imu del decreto legislativo n. 23/2011, prevedendo il dimezzamento dell’aliquota ordinaria per gli immobili locati, che costituiscono circa il 9% del totale degli immobili. Nel caso in cui questa proposta venisse approvata, la perdita di gettito stimata ammonterebbe a 900 milioni di euro, di cui il 50% di spettanza per lo Stato e l’altro 50% di spettanza dei Comuni. Se il dimezzamento dell’aliquota ordinaria venisse mantenuto solo per i contratti a canone calmierato, Confedilizia stima una perdita di gettito pari a 230 milioni di euro, al 50% tra Stato e Comuni.

fonte

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Risposte di Confedilizia sui temi e problemi attuali nel tema Affitti e condomini

Questo articola riporta le spiegazioni del Confedilizia riguardo alcuni temi del settore Affitto e Condominio

  • Alienazione di un bene condominiale
  • Diniego di rinnovo alla prima scadenza e avviamento commerciale
  • Regolamento di condominio e modifica di una clausola

 ALIENAZIONE DI UN BENE CONDOMINIALE

In un condominio l’assemblea ha deliberato, a maggioranza, la vendita di un locale comune inutilizzato. Si domanda se tale delibera sia legittima.

No. Per deliberare validamente l’alienazione di un bene comune occorre il consenso della totalità dei condòmini. Lo stabilisce espressamente l’art. 1108 c.c., dettato in tema di comunione ma applicabile anche alla materia condominiale in virtù dell’espresso rinvio operato dall’art. 1139 c.c. (cfr. Cass. sent. n. 2585 del 25.3.’88, e Corte di Appello di Milano, sent. n. 1032 del 20.6.’89).

DINIEGO DI RINNOVO ALLA PRIMA SCADENZA E AVVIAMENTO COMMERCIALE

In caso di diniego di rinnovo alla prima scadenza contrattuale di una locazione commerciale, il conduttore ha diritto di ricevere l’indennità di avviamento commerciale?

Essendo il rapporto cessato per iniziativa del locatore, la risposta è necessariamente affermativa (in tal senso, cfr. Cass. sent. n. 15590 del 12.7.’07). Naturalmente, perché maturi il diritto di cui trattasi, l’attività esercitata nell’immobile locato deve comportare contatti diretti con il pubblico degli utenti e dei consumatori.

REGOLAMENTO DI CONDOMINIO E MODIFICA DI UNA CLAUSOLA

L’assemblea condominiale può modificare, a maggioranza, una clausola contenuta in un regolamento contrattuale?

Secondo la giurisprudenza più recente la risposta al quesito è affermativa a condizione, però, che si tratti di una clausola che disciplini l’uso delle cose comuni e purché la relativa delibera sia assunta con la maggioranza, tanto in prima quanto in seconda convocazione, di cui all’art. 1136, secondo comma, c.c.. Diversamente, ove si tratti di una clausola che limiti i diritti dei condòmini sulle proprietà esclusive o condominiali oppure che attribuisca ad alcuni condòmini maggiori diritti rispetto ad altri, occorrerà il consenso unanime dei partecipanti alla comunione (cfr., ex multis, Cass. sent. n. 5626 del 18.4.’02).

L’articolo è tratto da attico

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Social Housing, che cos’è e come funziona questo metodo per l’alloggio di chi non può comprare casa.

Riportiamo l’intero articolo dal sito di casaclima perchè ci sembra un argomento molto importante e che viene spiegato in modo chiaro e completo in un unico post: i numeri e i commenti degli operatori emersi nell’indagine di EIRE

“Nel mezzo del cammino… : il social housing, a che punto siamo?”. Questo il titolo dello studio condotto da EIRE (Expo Italia Real Estate), un’indagine che ha messo a fuoco il fenomeno dell’Housing sociale che va espandendosi a macchia d’olio in Italia, raccogliendo le esigenze della sempre più massiccia «rent generation», vale a dire quegli oltre 7 milioni di giovani tra i 18 e i 34 anni che, non potendo acquistare casa, restano nella casa familiare o spendono una media di 6/700 euro per l’affitto di un monolocale nella periferia di una grande città. Ma subiscono la stessa condizione anche le famiglie monoparentali, gli anziani e i single. Una vera e propria “fascia grigia” che non possiede la capacità di acquistare una casa sul mercato libero, ma nemmeno il “diritto” di accedere all’edilizia popolare perché non è sufficientemente “povera”.

Lo sviluppo di progetti di edilizia residenziale sociale ben si adatta anche alla congiuntura economica nazionale. La forte crisi di questi ultimi anni ha, infatti, indotto un’emergenza abitativa sempre più accentuata, cui però rispondono politiche abitative pubbliche (ERP) sempre più deboli e limitate. E’ di ieri lo studio sul mercato immobiliare lombardo proposto da Cresme e Ance Lombardia in cui si evidenzia come in Lombardia lo scenario delle famiglie nel periodo 2010-2019 sarà così caratterizzato: delle 935.000 nuove famiglie alla ricerca di alloggio, poco più del 40% sarà in grado di avere accesso al libero mercato, un altro 42,5% si dovrà orientare all’affitto o ai programmi di edilizia agevolata, mentre circa162.000 saranno quelle che probabilmente saranno costrette a rivolgersi al segmento sociale, pari al 17,5% circa del totale.

Anche l’Italia si è vista costretta ad intraprendere il cammino verso il Social Housing e la manifestazione EIRE ne è diventata il luogo di promozione e verifica. E sebbene si contino su una mano i progetti edificati, sono oltre il centinaio quelli avviati o in fase di cantierizzazione dei quali EIRE monitorizza l’andamento per il secondo anno consecutivo.

DOVE SI FA SOCIAL HOUSING. Partendo dall’avvio dei processi di dialogo tra gli operatori pubblici e privati coinvolti sino alla stipula di accordi formali nel 2011 si possono contare 157 i progetti osservati per questa edizione dello studio, dei quali 51 già esposti ad EIRE 2010, mentre i restanti 107 progetti sono stati individuati nel corso dell’anno, cui aggiungere un totale di 23 bandi relativi a progetti di Social Housing. I 157 progetti entrati nel monitoraggio sono localizzati tra Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria, Abruzzo, Campania e Veneto. E’ in Lombardia, però, che si concentra il maggior numero di progetti (32,3%), seguita dall’Umbria (17,7%) e dal Piemonte (11,4%). Bene anche per Emilia Romagna (8,9%) e Toscana e Veneto, con una pari quota del 4,4%, del totale.

CARATTERISTICHE DEI PROGETTI. Con un numero medio di ottanta inquilini per complesso, i progetti presentano un’area edificata media di 6.327 mq, per circa 80 famiglie in media con una superficie di verde pertinenziale di 5.415 mq, cui aggiungere spazi adibiti a verde pubblico per 30.549 mq.

Sono 495 i soggetti coinvolti, dei quali 128 i Comuni promotori, 55 cooperative, alla gestione dei progetti, 99 progettisti per 89 imprese di costruzione. Interessante anche notare la fascia di classe energetica generalmente alta in cui si inseriscono i progetti esaminati, con una buona media qualitativa: il 66,7% delle iniziative di Social Housing si colloca in Classe A, mentre in classe B è il 26,7% dei progetti, cui aggiungere un 5% in Classe A/B e un esiguo 1,7% in Classe C.

SPESE DI COSTRUZIONE. Per quanto riguarda i costi – su questo aspetto si conduce la competitività del modello abitativo – si parla di un costo medio di costruzione che, calcolato su 82 progetti, ammonta a 1.109 €/mq, ma si registrano delle punte verso il basso fino a circa 600€/mq. Ascoltando i commenti degli operatori del settore nei corridoi della manifestazione, non penalizzando troppo la qualità i costi possono rimanere al di sotto dei mille euro al metro, ma rinunciando ad alcune finezze estetiche che ingolosiscono le famiglie indirizzate al mercato libero: ampi balconi, servizi e aree pertinenziali.

CANONI DI LOCAZIONE. Se social housing significa investimenti con capitali privati o quasi, il modello per essere profittevole deve garantire una buona redditività da locazione e basse spese di gestione. Calcolati su 16 progetti, il canone di locazione medio minimo risulta essere di 74,40 €/mq l’anno, mentre il canone medio max. arriva a 80,41 €/mq anno; per un alloggio di 70 mq si parla dunque di circa 434 €/mese (minimo) e un massimo di 469 €/mese. Si tratta di cifre che in una grande città possono risultare competitive ma che alla prova della provincia si scontrano con un mercato del mattone fortemente depresso dove il forte invenduto (circa 300.000 alloggi) sta comprimendo i margini dei costruttori.

LAVORI IN CORSO PER LA MAGGIOR PARTE DEI PROGETTI. Con un 46% di progetti in realizzazione, un 33% terminati e il restante 21% in fase di progettazione, in Italia la durata media dell’iter procedurale e progettuale è di circa 29 mesi (min. 18 – max. 46), mentre per i tempi di realizzazione i mesi si accorciano a 28, con un minimo di 10 e un massimo di 60.

Anche nella suddivisione regionale dei bandi troviamo la Lombardia in testa – ne raccoglie il 4% -, seguita dal Piemonte, con un 3%. Di questi 23 bandi, specifica EIRE, 13 sono stati individuati chiusi nel 2011, 8 nel 2010 e 2 sono, invece, senza termine di scadenza.

MODELLO VINCENTE? Certamente le grandi città, Milano in testa, si sono candidate a sviluppare il social housing, ma sembra che la vera battaglia degli operatori sia nel comprimere i costi e aumentare la redditività da vendita o da locazione. Sebbene il monitoraggio di EIRE non lo espliciti chiaramente, solo gli enti che hanno finalità sociali aprono gli immobili alle locazioni, anche con possibilità di riscatto, ma difficilmente l’investitore privato si butterà sul mercato della gestione immobiliare se non sarà obbligato dagli accordi sottoscritti con il comune per l’area.

Qui si annidano le sfide e le opportunità del modello. Davanti ad un costo di costruzione medio di circa 1.100 euro al metro solo per il fabbricato, a cui vanno aggiunte le aree esterne, il terreno e gli oneri, risulta evidente che l’investitore privato ha interesse a costruire dove il costo medio di vendita degli alloggi è più alto. Ma se i prezzi di vendita dovrebbero superare di poco, nelle intenzioni degli operatori, i 2000 euro al mq diventa difficile per il costruttore ottenere una redditività sufficiente. Certo, si potranno sempre rosicchiare i margini di tutti gli attori della filiera delle costruzioni, ma forse non sarà necessario inventare un modello costruttivo totalmente innovativo che prenda spunto dal sistema produttivo del design low cost vissuto nel settore dell’arredamento, come appunto gli svedesi di Ikea stanno facendo anche nell’edilizia.

E’ evidente nell’articolo come non siè ancora raggiunto un vero equilibrio anche se le strada imboccata sembra buona. Attenzione però che si tratta sempre di costruire e cementificare la martoriata Italia, forse, suggeriamo noi, sarebbe più idoneo recuperare una serie di edifici vecchi in alcuni quartieri dei comuni con lo stesso identico scopo senza dover, ancora una volta, eliminare i terreni verdi intorno alle città.

Fonte: casaeclima

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Il contratto, il deposito, i pagamenti, le spese ed i costi aggiuntivi negli affitti delle case a Londra.

Eccosi alla terza ed ultima parte della nostra piccola guida per lAffitto a Londra.

Le precedenti 2 parti le trovate a questi link:

Affitto e altri costi a Londra: Bollette, Spese condominiali e Tasse comunali

Come in qualsiasi altra città, oltre all’affitto per il canone di locazione, bisogna informarsi attentamente sui costi aggiuntivi e le norme legali. A Londra questi costi sono di tre tipi:

  • Council tax: sono le tasse comunali sull’immobile, le paga il proprietario oppure l’inquilino o più inquilini in parti uguali.
  • Service charge: sono le spese condominiali e sono a carico del proprietario, normalmente comprendono la pulizia delle scale e degli spazi in comune, la manutenzione dell’ascensore e dell’edificio e il giardino se ne avete uno.
  • Bills: sono le bollette di acqua, elettricità e gas. Normalmente sono abbastanza care e solitamente sono pagate dagli inquilini.

Prima di firmare il contratto informatevi per bene come sono suddivise le spese e a chi tocca pagarle, si ripercuoterà di parecchio ovviamente sul costo del vostro alloggio. Ciò vuol dire avere certezza e trasparenza sull’affitto periodico da pagare, oltre a fastidiose discussione dopo avere ricevuto le prime richieste di pagamento. Non dimenticare anche di chiedere in anticipo di come funziona il telefono se c’è e se c’è una connessione internet, le tariffe e le bollette telefoniche. Quindi controllate sempre le spese incluse e quali invece sono escluse dall’affitto.

Gli aspetti legali – il Lease

Un consiglio, quando affittate una casa a Lontra è quello di rivolgersi alle agenzie o letting agencies, che vi garantiranno un contratto d’affitto, in inglese lease secondo le norme vigenti. Vi costerà qualche pound in più, ma vi proteggerà da eventuali abusi o colpi di testa del padrone di casa, che non sono così rari in una città come Londra. Leggete bene tutto il lease prima di procedere e firmare. Generalmente i contratti hanno una durata di 6 mesi o un anno.

Deposito – Deposit o Bond

Una volta firmato il lease, vi sarà richiesto un deposito iniziale o caparra, che varia tra una mensilità fino a 6 settimane. Il deposito vi verrà restituito quando finirà il vostro affitto e ve ne andrete dal vostro alloggio. Il Deposito serve in caso voi  abbiate fatto qualche danno o nel caso di mancato preavviso, notice, necessario.

Pagare l’affitto

Trovare un appartamento in affitto da un privato, cioè rispondendo ad un annuncio in internet o sui giornali, normalmente risulta più economico rispetto alle agenzie, ma dovete fare attenzione doppia per non incorrere in proprietari che cercano di approfittare di voi.

Un buon consiglio, anche se sembra forse scontato, è quello di procedere puntualmente a tutti i pagamenti perché nel Regno Unito è particolarmente importante. Infatti durante la stipula del contratto vi saranno richieste delle credenziali comprendenti le referenze all’agenzia o al locatore che ha gestito il vostro precedente lease. Se avete mancato dei pagamenti, le vostre referenze potrebbero risultare negative ed escludervi da affitti di abitazioni molto interessanti.

Ultimo appunto sui pagamenti è quello di procedere mediante uno standing order dalla vostra banca. E’ il metodo più comodo ed economico che ci sia, ed in più se lo fate tramite banking online, non ci sono spese.

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Debutto della cedolare secca sugli affitti

In seguito a tante polemiche, accuse e diatribe la cedolare secca affitto debutta da oggi 7 aprile 2011. L’Agenzia delle Entrate ha emanato un comunicato stampa che specifica la tempistica entro la quale esercitare l’opzione (6 giugno) e che la scelta dovrà essere fatta on-line sulla piattaforma che l’agenzia stessa metterà a disposizione. Con le due aliquote della cedolare secca, 21% per il canone libero e 19% per quello concordato, si potrà usufruire della tassazione con queste aliquote che sostituiranno la tassazione Irpef le addizionali, l’imposta di registro e il bollo. Tuttavia non si potrà modificare il prezzo durante la durata del contratto per il quale si decide di usufruire della tassazione agevolata.

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Con l’approvazione in legge del Decreto Milleproroghe il Governo ha fatto approvare dal Parlamento l’emendamento per la sospensione degli sfratti per finita locazione, limitatamente ad alcune categorie sociali,  al 31 dicembre 2011.

«La sospensione degli sfratti – ha detto Matteoli – è limitata a particolari categorie sociali ed è proposta per consentire, attraverso la completa attuazione del Piano Casa, alle famiglie che oggi beneficiano della proroga di poter usufruire di un’abitazione».

Per la CGIL il decreto per la proroga sfratti «riguarda circa 50.000 famiglie di anziani, portatori di handicap e malati terminali», ma comunque «non affronta il dramma delle decine di migliaia di famiglie con uno sfratto per morosità causato dalla disoccupazione, dalla cassa integrazione e dagli affitti insopportabili, in una fase in cui peggiora la condizione abitativa del Paese e la crisi sta ulteriormente aggravando la già difficile condizione abitativa delle famiglie». Il sindacato ritiene, perciò, «indispensabile una ulteriore proroga degli sfratti che comprenda quelli per morosità incolpevole con la istituzione di un fondo analogo a quello adottato per le famiglie in difficoltà con il pagamento dei mutui».

Claudio Fantoni, delegato ANCI alle politiche abitative ha sottolineato come «la sospensione degli sfratti, limitatamente a talune categorie sociali, al 31 dicembre 2011, non può che essere accolta positivamente dall’Anci… si tratta, comunque, di una misura necessaria ma tampone che non affronta in modo strutturale il problema di centinaia di migliaia di famiglie in difficoltà». Secondo l’Anci oggi, sono oltre 650 mila le famiglie in attesa di ottenere una casa popolare e solo per il 2009, ultimo dato disponibile, oltre 50 mila quelle oggetto di nuovi sfratti per morosità. L’Anci ha quindi chiesto al governo di riattivare un tavolo di discussioni per affrontare in modo organico il tema della casa e le gravi difficoltà in cui si trovano alcune categorie di italiani.

Sebbene possa sembrare una risoluzione temporanea al problema sfratti e morosità affitto, non c’è da confondere il rimandare una questione annosa per il Paese con una vera soluzione studiata e pianificata a dovere.

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Il Senato ha approvato, in prima lettura, la riforma della disciplina del condominio

Il testo è disponibile sul sito Internet www.confedilizia.it.

Il testo approvato dal senato non parla di capacità giuridica diversamente da altri paesi della Ue. La riforma del condominio approvata, in prima lettura, dal senato è una riforma di basso profilo, per nulla ambiziosa, di fatto inutile, ma che, foriera di nuovo contenzioso e sovraccarica di adempimenti cartacei, provocherà maggiori costi per i condòmini senza alcun beneficio per gli stessi (la fideiussione che potrà essere richiesta agli amministratori non è una scoperta della riforma, che solo la «burocratizza», tant’è che già esiste in molti condomini).

È quanto rileva la Confedilizia, aggiungendo che quella appena approvata dal senato è una riforma, soprattutto, non al passo coi tempi, in particolare perché non recepisce la proposta (condivisa da diverse organizzazioni della proprietà e degli amministratori condominiali, fra cui la Confedilizia) per l’attribuzione al condominio della capacità giuridica, proposta finalizzata a valorizzare l’amministratore di condominio e a facilitare i rapporti in ambito condominiale e con i terzi. Al proposito, non pare, come risulta dai lavori parlamentari, che sia stata colta questa fondamentale distinzione, che è assolutamente chiara nella proposta di legge presentata alla camera dei deputati, la quale contiene appunto il riconoscimento al condominio della capacità giuridica, come previsto nella maggior parte dei paesi europei.

La confusione fra personalità giuridica e capacità giuridica ha indotto qualcuno a sostenere che con l’introduzione di quest’ultima si vorrebbe fare del condomino una società di capitali. Si tratta di un errore evidente perché attribuire al condominio la capacità giuridica per determinati atti vuol dire, semplicemente, riconoscere allo stesso la possibilità, per specifiche materie, di essere titolare di diritti e obblighi.

È proprio attorno alla capacità giuridica, conclude la Confedilizia, che il legislatore dovrebbe saper costruire una coerente riforma, degna di questo nome.

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Brutte notizie per chi vive in affitto e sperava di entrare  nelle graduatorie per l’assegnazione del bonus affitti.

In base alla nuova versione della cedolare degli affitti purtroppo  il fondo previsto per il sostegno delle famiglie con figli che vivono in affitto è saltato nella proposta di rettifica al decreto di attuazione del federalismo riguardante i comuni.

Al posto dell’ agevolazione sugli affitti arriva il blocco degli affitti ( per l’ intera durata dell’ opzione) per gli inquilini del titolare dell’ immobile che decide di versare le tasse con la cedolare secca,vediamo il funzionamento di tale norma.

Se il locatore opterà per l’applicazione della cedolare secca, sarà sospesa (per il lasso di tempo corrispondente alla durata dell’ opzione) la facoltà del proprietario di richiedere l’aggiornamento del canone d’affitto ( anche se  previsto dal contratto di locazione).

Per tutelare maggiormente l’inquilino è stato disposto che la cedolare non avrà effetto se di essa il locatore non avrà dato comunicazione preventiva al conduttore attraverso una lettera raccomandata(con la suddetta lettera egli rinuncerà a richiedere l’aggiornamento del canone d’affitto a qualsiasi titolo).

La nuova aliquota sarà fissata attorno al 21% sui canoni “liberi” e al 19% sui canoni cosidetti “concordati”, variazioni significative che tuttavia appaiono come un contentino per tutte quelle famiglie del belpaese che riponevano tante speranze sul bonus affitti.

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